Gli occhiali per l’età infantile rappresentano un vero e proprio capitolo a parte nella riabilitazione visiva del bambino. L’utilizzo di una lente posizionata in maniera corretta non solo consente una focalizzazione delle immagini ed un messaggio visivo adeguato, ma anche influenza lo sviluppo della corteccia visiva cerebrale ed il recupero dell’ambliopia.

Il volto del bambino è strutturato in maniera differente rispetto a quello dell’adulto. Il bambino infatti ha una piramide nasale piccola o a volte quasi assente, questo determina una difficoltà dell’appoggio del ponte o dei naselli dell’occhiale. Per tale motivo negli anni ’70 sono stati messi in commercio gli occhiali in polimeri biomedicali su disegno del prof. Paliaga. La gomma consente non solo una montatura leggera ma anche sicura.

Spesso ho visto nella mia carriera bambini con ferite più o meno profonde a volte anche con sutura, causate da montature in metallo. Il metallo inoltre è da proscriversi totalmente anche perché i naselli spesso si piegano non consentendo una corretta inclinazione della lente con conseguente effetto prismatico e cambio dell’asse del cilindro, il che comporta una distorsione dell’immagine ed una penalizzazione del bambino con danno al recupero dell’ambliopia.

I polimeri biomedicali rappresentano un materiale sicuro ma il polimero impiegato deve essere sufficientemente rigido da impedire la fuoriuscita della lente o peggio la distorsione della montatura stessa con conseguente aberrazione delle immagini.

Un’alternativa adeguata per bambini sono gli occhiali in materiali plastici biomedicali sopra i 5 anni, che però devono obbligatoriamente rispettare i parametri per il volto del bambino. Per tale motivo solo il modello ovalino attualmente consente il posizionamento del ponte a metà (a sella) della montatura, riconducibile alla ancora oggi validissima montatura di Paliaga. La montatura ideale dovrebbe avere aste corte per il volto del bambino e meglio ancora se modificabili in base alla misura della distanza tempiale-orecchio.